La cultura pop, da L'isola del tesoro a Pirati dei Caraibi, ci ha mostrato i filibustieri come perennemente ubriachi di rum. Non era un cliché romantico, ma una rigida necessità logistica e medica. Nel Seicento, intraprendere una traversata oceanica significava imbarcarsi su navi di legno senza refrigerazione per mesi.
L'acqua dolce stivata nelle botti di legno marciva dopo poche settimane, trasformandosi in una pozza di alghe e batteri letali. La soluzione fu l'introduzione dell'alcol ad alta gradazione. Il rum, derivato dalla fermentazione della canna da zucchero delle colonie, non andava a male. I capitani iniziarono a tagliare l'acqua putrida con il rum e il succo di lime, creando il "Grog". L'alcol sterilizzava l'acqua, mentre il lime preveniva lo scorbuto.
La pirateria e l'espansione coloniale europea non sono state guidate solo dall'oro, ma dalla chimica del rum. Senza quella razione quotidiana, gli equipaggi sarebbero stati decimati dalle infezioni prima ancora di vedere la terraferma. I pirati non bevevano per vizio, ma per non morire di sete.
SPILL! - oltre il bancone

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